Storia del Teatro e della Canzone Napoletana

di ANTONIO SCIOTTI

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LA CANZONE NAPOLETANA:

ADA BRUGES

ADA BRUGES

L'ULTIMA SCIANTOSA DI CANTANAPOLI

di

Antonio Sciotti

 

DI ANTONIO SCIOTTI

La biografia, distribuita in tutte le librerie dall'Edizione Rabò di Nino Ragosta, è stata presentata giovedì 13 maggio 2010 alla Libreria Intra Moenia; relatori i giornalisti e scrittori Pietro Gargano e Giuseppe Giorgio; moderatrice la poetessa Rosanna Bazzano.  E' stata riproposta domenica 23 maggio 2010 a Radio RaiDue, nella rubrica curata da Pachito Del Bosco e Federico Vacalebre. Nel corso del programma sono state messe in onda rarissime registrazioni di Ada Bruges, quali "Voce e chitarre", "E bastimente", "O cunto 'e Mariarosa", "Punto e virgola", "Si dormono e sirene", "Mierelo affurtunato", ecc. ecc. La biografia è stata riproposta mercoledì 26 maggio 2010 al Teatro Bolivar, durante lo spettacolo musicale "C'era una volta la sirena Partenope", madrina Bianca Sollazzo. La biografia è stata riproposta domenica 23 e domenica 30 maggio a Tele Vomero, nella rubrica curata dalla giornalista Rosaria Nesta.

Prossimo appuntamento: sabato 12 giugno 2010 ai Giardini di Babuk, oltre alla riproposta della biografia, sarà presentato in anteprima lo spettacolo teatrale in due tempi di Antonio Sciotti "C'era una volta Ada Bruges" con la Compagnia dell'Edis Teatro. L'appuntamento è alle ore 18.00. Per prenotazioni info@edisteatro.org.

La biografia "Ada Bruges, l'ultima sciantosa di Cantanapoli" è acquistabile anche on-line alle seguenti email: ninogiam@alice.it info@librerianeapolis.it.

 

INDICE di

"ADA BRUGES: L'ULTIMA SCIANTOSA DI CANTANAPOLI":

Prefazione (Pietro Gargano)                                                                                

Nota introduttiva                                                                                                 

Cap. I - Il debutto e il trionfo con “Mandulinata a Napule”                                          

Cap. II - Ada Bruges, la nuova regina di Piedigrotta                                                  

Cap. III – Voglio cagnà paese!                                                                               

Cap. IV – Glù glù glù, ‘a canzona d’a felicità                                                            

Cap. V - Il fortunato merlo di Salvatore Di Giacomo                                                  

Cap. VI - Il Festival Napoletano di Sanremo 1932                                                     

Cap. VII – Il debutto con Anna Fougez e Armando Gill                                               

Cap. VIII – Tammurriata americana e Tammurriata partenopea                                   

Cap. IX - Canzone regina del mondo                                                                       

Cap. X – Sette canzoni in cerca di compratore                                                          

Cap. XI - Ultimo atto: “A taverna d’o Cerriglio” e l’addio al San Carlo                            

Cap. XII - Ada Bruges nei ricordi di Gino Maringola                                                   

Cap. XIII - Ada Bruges nei ricordi di Alberto Amato                                                     

Teatrografia                                                                                                         

Discografia                                                                                                           

Ringraziamenti e Bibliografia    

                                                                                

PREFAZIONE di Pietro Gargano

Graziosa e paffuta, Ada Bruges scoprì di avere talento cantando, quasi per gioco, nel Circolo Spena di Acerra e nel Dopolavoro Ferroviario frequentato dal padre capostazione. Fece un’audizione col grande tenore Fernando De Lucia: promossa, studiò lirica per sei anni col maestro Sebastiani del San Carlo. Forse per passione, forse per cercare scorciatoie al successo, su consiglio di Ernesto Tagliaferri, si dedicò alla canzone napoletana e al varietà. Esordì all’Eden di Napoli nel 1919. Da allora fu un crescendo che sorprese lo stesso impresario Resi: concerti, audizioni di piedigrotta, viaggi in America, il primo sul Vulcania dove viaggiava Tito Schipa, oltre all’amicizia e alla stima dei più importanti autori napoletani, soprattutto E.A.Mario. Ada cantò all’Academy of Music di Brooklyn dove aveva spopolato Beniamino Gigli. Ernesto Murolo la volle nella compagnia, con Parisi, Maldacea e Carlo Buti, che a fine 1931 fondò il Festival di Sanremo. Di Massa definì “luminosa e pittoresca” la napoletanità della Bruges, che si ritirò nel primo dopoguerra. Per l’addio le fu riservato l’onore del San Carlo. Tremava, Alberto Amato dovette accompagnarla al proscenio; ma aveva paura del microfono, oggetto allora desueto, non certo del pubblico. Era stato proprio Amato, non molto tempo prima, a convincerla ad usare il nuovo mezzo. Accadde nella Piedigrotta Epifani in giro per l’Italia. Per la prima volta, nella strepitosa carriera, Ada aveva colto qualche segno di dissenso. Andò in lacrime nel camerino del collega che le disse “Signò, provate almeno una volta”. Ada accettò il consiglio, usò il microfono e il Politeama di Genova fu per lei un unico applauso. Morì a 77 anni, è sepolta nella congrega dei Caprettari al Monumentale. Ada Bruges incarnò le contraddizioni della diva napoletana: fatale in palcoscenico, con la sua bellezza florida e la voce carnale; semplice e modesta nella vita. Seppe ritirarsi al momento giusto, dopo che la guerra aveva spazzato pure i gusti del suo tempo. E fu bello che fosse il San Carlo a ospitarla per il congedo.

 

INTRODUZIONE di Antonio Sciotti

Il quotidiano Il Corriere di Napoli di martedì 18 giugno 1974, nell’articolo intitolato “Ada Bruges si è spenta a 82 anni”, pubblica:

“Si è spenta a 82 anni Ada Bruges che fu un autentico astro della canzone napoletana. Non sono molti quelli che fecero parte dei suoi uditori; ma chi ricorda questa artista esuberante e dalla voce calda e appassionata, dal volto intelligente e bellissimo, che salì sui palcoscenici insieme con Gennaro Pasquariello, Vittorio Parisi, Elvira Donnarumma, Armando Gill, Salvatore Papaccio, non potrà sottrarsi all’ondata di nostalgia e commozione che la sua scomparsa suscita. Ada Bruges, il suo nome anagrafico era Ada Papaccio, nacque ad Acerra nel 1892: figlia di un capostazione delle FF.SS., rivelò da ragazzina la sua passione per il canto. Prima nei salotti, poi nel circolo sociale di Acerra, mise in mostra le sue doti canore, suscitando ammirazione e consensi. Il Maestro Fernando De Lucia, che ne ascoltò la voce la incitò a studiare, impressionato come fu di quello slancio e quella esuberanza: anche il Maestro Sebastiani del Teatro San Carlo ne fu ammiratissimo. Ada Bruges compì studi di lirica: ma per una breve parentesi. In realtà la sua vocazione era la canzone napoletana e quando si presentò al Maestro Ernesto Tagliaferri il suo cammino di cantante era segnato. Debuttò clamorosamente nel 1919; andò in tournèe in America e fu applaudita in tutti i teatri di varietà italiani. A Napoli la vollero in tutte le audizioni di Piedigrotta, da Gennarelli a Tagliaferri. Napoletana, schietta e innamorata della sua terra, visse per l’esaltazione della canzone di Napoli: quella canzone l’aveva nel cuore e se l’è portata con se anche nel grande viaggio senza ritorno”.

Il quotidiano Il Mattino di mercoledì 19 giugno 1974, nell’articolo intitolato “La morte della cantante Ada Bruges”, pubblica:

“Si è spenta ottantaduenne la cantante napoletana Ada Bruges, al secolo Ida Papaccio: un’artista di viva sensibilità, che ebbe grande successo di pubblico e di critica per molti decenni. Pochi la ricorderanno: era una donna di animo fine, dotata di ottimi mezzi vocali e di spontanea grazia che la resero felice nell’interpretazione delle canzoni del tempo, specialmente quelle di Ernesto Tagliaferri. Nata ad Acerra (come Ettore De Mura ha recentemente narrato nella sua “Enciclopedia della Canzone” in cui della Bruges c’è un ritratto dell’epoca sua splendente), figlia di un capostazione, cominciò a studiare lirica, incoraggiata da Fernando De Lucia: ma nel 1919 salì sui palcoscenici della canzone e a questa si dedicò, con tournee in America e trionfali audizioni di Piedigrotta. Anziana, cantò ancora negli anni del dopoguerra: forse l’ultima sua apparizione in pubblico fu quella del Maschio Angioino per una “Mostra della Canzone”, verso il ’50, con Vittorio Parisi, Salvatore Papaccio, Mario Pasqualillo, Alfredo Sivoli ed altri suoi compagni d’arte. Poi si ritirò tra gli affetti familiari ed i ricordi di tante canzoni e tanti applausi”.

 

Con questi due e unici articoli che annunciano la morte di Ada Bruges, si chiude definitivamente il ricordo di questa artista che, negli anni ’20 e ’30 del ‘900, è stata una vera star della canzone napoletana e che, nonostante abbia lasciato grandi e importanti tracce nel mondo dello spettacolo, pochissimi scrittori e storici ricordano. Gli stessi articoli menzionati, nel ricordare la sua carriera, si rifanno a quanto aveva scritto, poco tempo prima, lo scrittore Ettore De Mura nell’Enciclopedia della Canzone Napoletana.

La scarsa informazione sulla sua carriera artistica lascia alquanto stupefatti visto che, dal primo trionfo risalente agli anni ‘20 e fino a tutto il 1945, anno in cui salutò il pubblico, la Bruges fu una delle protagoniste assolute della scena musicale italiana. La sua carriera non ebbe nessuna interruzione e, se in qualche anno registrò un insuccesso che le portò un calo di popolarità, immediatamente riuscì a rilanciarsi trovando la canzone giusta per ritornare stella di prima grandezza. Ciò dimostra come l’artista sia riuscita a stare in scena, sempre da protagonista, per oltre vent’anni, dal primo successo musicale del 1921 “Mandulinata a Napule” fino all’ultimo del 1941 “Nu poco ‘e paraviso”.

In seguito a questa constatazione, mi sono posto una domanda: Perché nessuno ricorda Ada Bruges? Perché quando si parla di Gilda Mignonette, Tecla Scarano, Elvira Donnarumma, Luisella Viviani, Tina Castigliana o Anna Fougez, si verifica sempre uno scambio di conoscenze relative alla carriera e alla vita di queste celebri artiste degli anni ‘30, mentre quando si nomina Ada Bruges, qualsiasi interlocutore rimane a bocca aperta e stupito dal nome, ascoltato per la prima volta?

Possibile che una cantante, che in quattro lustri ha lanciato al successo canzoni come “Varca d’oro”, “Tammurriata americana”, “Vommero e Margellina”, “Mierelo affurtunato”, “Tammurriata partenopea”, “Manname 'e cunfiette” o “O cunto ‘e Mariarosa”, sia stata dimenticata così in fretta? Come è possibile che i più popolari poeti che la Bruges ha cantato, come Libero Bovio, Ernesto Murolo, E.A.Mario, Salvatore Di Giacomo o Francesco Fiore, hanno trascurato di menzionarla nelle loro memorie? Possibile che la Bruges, che è stata prima donna di spettacoli di varietà con Armando Gill, Gennaro Pasquariello, Vittorio Parisi, Salvatore Papaccio, Nicola Maldacea o Peppino Villani, non sia mai citata in nessuna cronistoria? Come è possibile che i più importanti scrittori del periodo non si sono mai soffermati sulla cantante e si è dovuto aspettare Ettore De Mura che, nel 1969, la citasse, e con poco approfondimento, nella sua Enciclopedia?

Queste sono le domande che mi sono posto e che mi hanno angariato ogni qualvolta, durante le mie ricerche, trovavo altri spettacoli, altre piedigrotte, altri music-hall, altri varietà o altre riviste dove la Bruges ha partecipato e sempre da protagonista e sempre come primo nome in cartellone.

In ogni occasione, ho tratto delle conclusioni che poi puntualmente sono state smentite da una ricerca successiva che attestava il contrario. Che sia stata una donna schiva, questo è risaputo, ma non è affatto motivo sufficiente per essere dimenticata. E non è sufficiente neanche il fatto che abbia lasciato poche tracce fonografiche, perché anche Anna Fougez, Tecla Scarano o Luisella Viviani non amavano per niente incidere dischi. Ne è sufficiente il fatto che non abbia avuto un marito e dei figli, ossia una condotta di vita che non offendesse la morale pubblica, perché il matrimonio non era di certo una consuetudine delle canzonettiste dell’epoca.

Allora qual’è la verità? Qual è il vero motivo di questa grave lacuna? Perché la Bruges è finita nel dimenticatoio sebbene attirasse immense folle al botteghino? Nonostante non abbia trovato nessuna esaustiva risposta, spero che con questa biografia io possa, in parte, riscattare questa grave lacuna e restituire ad Ada Bruges la sua giusta collocazione all’interno dell’immensa storia di Cantanapoli.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA di Ada Bruges            DISCOGRAFIA di Ada Bruges

 

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