Storia del Teatro e della Canzone Napoletana

di ANTONIO SCIOTTI

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IL TEATRO NAPOLETANO:

LUISELLA VIVIANI

LUISELLA VIVIANI

DI ANTONIO SCIOTTI

Luisella Viviani è il nome d’arte di Luisa Viviano (Napoli, 5 ottobre 1885 – 9 ottobre 1968).

Grande attrice di teatro dialettale e insuperabile cantante folkloristica (è stata anche attrice di cinema muto), è stata prima interprete della maggior parte delle commedie del fratello Raffaele. In questo articolo, evitando di sottolineare tutte le commedie di Raffaele Viviani cui ha partecipato, rintracciabili su tutti i numerosissimi libri in circolazione e sui numerosissimi siti web, ci soffermeremo sulla attività canora e teatrale svolta lontana dal fratello Raffaele.

Dopo gli esordi negli anni a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 (quasi sempre in duetto con Raffaele), la Viviani si afferma come cantante e dicitrice napoletana. Con questo ruolo, prende parte a numerosissimi programmi di varietà e di arte varia. Nel 1907, svolge la sua prima tournèe all’estero, esibendosi nel popolare Cafè du Commerce di Malta con l’etoile Nina De Charny, popolarissima cantante partenopea soprannominata l’usignolo della canzone italiana, richiestissima in Piedigrotta e nota per essere stata una delle prime cantanti napoletane ad avere successo in Inghilterra e in Austria (trasferitasi nel 1916 a New York, diventerà la star di Brooklyn e registrerà migliaia di dischi per le etichette americane).

Nel biennio 1908-1909 fa coppia con il comico Pietro Fioravanti, mentre, nel 1910, prende parte ai programmi di varietà con la famosa Maria Campi, la storica sciantosa che ha inventato la mossa. La grande svolta, come cantante, avviene nel 1912 quando partecipa al Festival delle Canzoni Antiche e alla Piedigrotta La Canzonetta, dove lancia al successo i motivi “A Marina e Tripoli”, “Core nemico” e “Chiagne e passe”. Grazie a questa performance, gira l’Italia, con lunghe tappe allo Jovinelli e all’Umberto di Roma, al Varièes di Genova, all’Orfeo di Napoli, al Goldoni di Ancona, all’Esposizione di Bari, ecc. L’anno successivo, ritorna alla Piedigrotta La Canzonetta e prende parte alla Piedigrotta Poliphon, dov’è prima interprete del motivo “Zingara”. Nello stesso tempo, svolge una trionfale tournèe con Ettore Petrolini all’Acquario Romano di Roma e, considerata la nuova figura del cinematografo napoletano, è invitata a presenziare la tournèe del macchiettista Nicola Maldacea al Teatro Trianon di Napoli.

Nel 1914, presenzia la Strenna di Primavera dell’editoria di Francesco Feola con i motivi “Guardate” e “Simpatia”. Il suo repertorio si arricchisce, inoltre, dei brani “Quann’uno è guaglione”, “Mamma”, “Sturnellata napulitana”, “Addio chitarra”, “Quanta felicità”, “Tutte così” e “Vocche desiderose”, tutti presentati alla Sala Umberto di Roma nel varietà dov’è presente il comico Cuttica, il duo di voce Nice Farney e la generica Juliette. Segue la partecipazione alla Piedigrotta Poliphon, dove lancia al successo le canzoni “Campanella” e “Tammurriata palazzola” e la strepitosa tournèe con il comico Riccioli e la romanzista Rienza. Nel 1915, la Viviani firma un contratto discografico con l’etichetta Parlophon ed incide i primi dischi a 78 giri, quali “Canzone sfiziosa”, “Villanella”, ecc. (più tardi registrerà altri dischi in coppia con Gigi Pisano per l’etichetta Columbia). Nello stesso anno, intraprende una tournèe di gran successo con il comico cantautore Armando Gill e la romanzista Jole Baroni, dopodiché si unisce al programma di varietà di Gennaro Pasquariello, Gina De Chamery, Fulvia Musette, Tecla Scarano e altri.

Anche il 1916 è intenso di impegni con un programma di arte varia con Lina Del Canto e l’arpista Lina Cavalieri e con il varietà con il tenore Giuseppe Godono e l’etoile Lina Deo. Poi, nel 1917 si sposa e si ritira dall’attività, per rientrare nel novembre del 1919 con la compagnia di Raffaele Viviani e la commedia “Festa di Piedigrotta”.

Per tutta la prima metà degli anni ’20 si dedica esclusivamente alla formazione del fratello, dopodiché ritorna al suo amato varietà e, nel 1926, si verifica il primo distacco teatrale con la messa in scena della commedia di Salvatore Ragosta “Amalia Catena” con la compagnia dialettale di Francesco Corbinci. Inoltre, sempre nel 1926, svolge un applauditissimo concerto al Teatro Fiorentini, dove trovano gran successo le interpretazioni delle canzoni “A cchiù belle d’e belle”, “Sissignore ‘o voglio” e “A pacchianella d’Uttaiano”. Due anni dopo ritorna in Piedigrotta partecipando all’audizione della Santa Lucia con Gabrè, Ada Bruges e Ada Algisi e trovando una marea di applausi per l’interpretazione del motivo “Tammurriata settembrina”. Alla stessa manifestazione canora ci ritorna anche nel 1929 e nel 1931, dov’è  applauditissima per la spiritosa “Amore ‘ncarruzzella”. Ma il gran successo piedigrottesco lo ritrova alla Piedigrotta Epifani del 1930, dov’è protagonista con il comico Leo Brandi di due duetti ripetuti più volte per le insistenti richieste di bis del pubblico in sala: “Tutto chello che vuò tu” e “Che yazze m’accucchie”. Grazie a queste performance, ritorna ad esibirsi nel varietà con Armando Gill e il comico Franco Franchi.

Nel 1933, Luisella forma compagnia con Amedeo Girard e Titina De Filippo e porta in scena l’intenso dramma di Salvatore Di Giacomo “Mese mariano”, al quale partecipano i bambini dell’asilo infantile dell’albergo dei poveri di Napoli. L’anno successivo, oltre ad essere prima interprete dei lavori di suo fratello Raffaele, sempre con Girard continua ad esplorare il mondo di Salvatore Di Giacomo, interpretando l’eroina “Assunta Spina” che tanto successo trova sui maggiori palcoscenici d’Italia. Dopo questa performance, forma la Compagnia d'Arte Napoletana (di cui è protagonista assoluta) che opera al Teatro Reale. Numerose sono le commedie portate in scena nel biennio 1934-1935 e molte sono firmate dalla stessa: "A bagnina", "Tutta vocca tutto core", "Via Speranzella" e altre. Tra spettacoli di varietà e commedie sue e del fratello, Luisella porta avanti il discorso teatrale fino al 1936, dopodichè, l’anno successivo avviene il definitivo distacco da Raffaele e il suo ritorno sia in Piedigrotta che in varietà. Ancora nel 1937, è presente allo spettacolo di Rodolfo Falvo, radiotrasmesso, “Le più belle canzoni nostre”, dov’è acclamata per l’esecuzione di “Tarantella c’o sigreto” e “A marina e Tripoli”. Poi, dopo la messa in scena, con Amedeo Girard, della commedia “E dduie frate” di Salvatore Ragosta, nel 1938 si unisce alla compagnia d’arte napoletana di Francesco Corbinci con Anita Chevry e Salvatore Costa per una serie di messe in scena, quali “Na ricca sciorta” e “Il canonico viola” di Raffaele Chiurazzi, “O scrivano” e “Sapete, è una cosa seria” di Corbinci e “Tutta vocca e tutto core”, firmata dalla stessa Luisella. Completata la stagione teatrale con Corbinci, forma ditta teatrale con Vincenzo Scarpetta e debutta con la commedia “O miedeco d’e pazze”, cui segue “Miseria e nobiltà”, “Na creatura sperduta”, “E cafune 'e Napule”, “Il processo Fraschella”, “Tre pecore viziose” e altre. Con Scarpetta e Luisella, completano la compagnia Amedeo Majuri, Nunzia Fumo, Enrico Demma, Pasquale Fiorante e altri.

Nel 1939, con Scarpetta e Luisella, entra in compagnia Maria Gemmati ed i tre, dopo il debutto della comica “Tre cazune furtunate”, portano in scena le commedie firmate da Luisella, quali “Pe ‘nu segreto”, “Tutta vocca e tutto core” e altre. Nello stesso anno, prova, per la prima volta nella sua carriera, l’esperienza della rivista, andando in scena con Agostino Salvietti e Tatiana Petrowna e la rivista “I tre desideri” che trova gran successo.

Anche nel 1940, l’attrice è legata a Vincenzo Scarpetta e con la stessa compagnia, più l’aggiunta di Raffaele Di Napoli, gira i maggiori palcoscenici della Penisola con la divertentissima “Nullatenenti”. Dopo quest’incontro, la Viviani lascia Scarpetta e si unisce alla formazione di Gennaro Di Napoli, debuttando con la commedia di Salvatore Ragosta “Te voglio ‘nzisto”, cui segue “Tre amice e ‘nu surdo”. Come consuetudine dell’epoca, dopo lo spettacolo segue uno show e Luisella ritorna al varietà, interpretando con Di Napoli degli spassosissimi duetti di Cafè Chantant. Poi, dopo le messe in scene di “O miedeco d’e pazze” di Scarpetta e “Il custode” di Moscariello, ritorna, nel 1942, nella nuova formazione comica di Vincenzo Scarpetta e Raffaele Di Napoli e debutta con “Il processo Fraschella”, cui segue “L’ha fatto una signora”, “Che allegria a casa mia”, “Ciccio non fare il micco”, “Tu mò che faciarisse?”, “Nu figlio a pusticcio”, “Zitiello, vidovo e ‘nzurato”, “Pronto 6 e 22”, “E nepute d’o sindaco”, “L’amico di papà”, “O balcone 'e Rusinella”, “Na santarella”, ecc. Fanno parte della nuova compagnia Irma De Simone, Giovanni Rescigno, Elena Bruno, Vittoria Crispo, Lia Thomas e altri. Anche nel 1943, anno di disastri e di bombardamenti con la città di Napoli devastata dal conflitto bellico, la compagnia è intensamente attiva per tutto l’anno, con numerose messe in scena, tra cui “O tuono 'e marzo”, “Morettino del mio cuore”, “Vado a Roma pe' n’affare”, “Donne punto e basta”, “Qualche cosa di lei”, “La casa numero sette”, “Mastu Rafele”, “Vedi Napoli e non muori”, “O scarfalietto”, “L’aria del continente”, “A morza”, “Disastro ferroviario”, “Mettiteve a fa ammore cu me” e altre.

L’anno successivo, si forma la nuova compagnia Raffaele Di Napoli-Luisella Viviani-Amedeo Girard che porta in scena numerose novità, quali “Assuntulella”, “Passo di carica”, “O miedeco d’e femmene”, “Signori biglietti”, “Vedite ch’è succieso a Ottaiano”, “Nina Bonè”, “Nu frungillo cecate”, “Gatta ci cova”, “Signorina Liliana”, ecc. Ma il gran successo arriva con la messa in scena di un altro dramma di Salvatore Di Giacomo “Mese mariano” che, previsto per una sola settimana, rimane in cartellone per circa due mesi. Dopo questa performance, la Viviani chiede a Girard di continuare con il teatro d’autore e interpreta “Don Pietro Caruso” e “Uocchie consacrate” di Roberto Bracco. Nel frattempo, partecipa alla Piedigrotta Di Gianni con Vittorio Parisi, Ferdinando Rubino ed Eva Nova.

Nel 1945, con la compagnia del fratello Raffaele, prende parte per l’ultima volta a “Nterra Mmaculatella”, “A cantina e ‘ncopp’o campo” e “A festa 'e Piererotta”, dopodiché ritorna all’esperienza della rivista, debuttando con la compagnia di Eva Nova e Ruggiero Ricco per “Torniamo a cantare”, spettacolo firmato da Enzo Di Gianni. Continua con la rivista anche l’anno successivo, con la compagnia di Gennaro Di Napoli e il debutto di “Oggi così domani chisà”. Nel 1952, con Aurelio Fierro e Amedeo Pariante, prende parte all’importante concorso canoro “Recital della Stampa”, trasmesso in diretta da Radio Napoli, dopodichè forma ditta teatrale con Agostino Salvietti, debuttando con “Nu ministro miez’e guaie”, cui seguono una serie di commedie comiche con Gino Maringola, Aldo Bruno, Rino Genovese e Irma De Simone. L’anno successivo, sempre la stessa formazione, porta in scena “A chiammata d’e cungedate” di Starace, cui segue “La signorina del Paraguay”. Poi, nel 1955, per la prima volta interpreta una commedia di Raffaele Viviani dopo la sua morte. Sempre con Salvietti è, infatti, protagonista di “Vetturini da nolo”. Nel 1956, seguendo il filone del teatro d’autore, la coppia Salvietti-Luisella è protagonista di “Monsignor Perrelli” di Starace e “Montevergine” di Rea. Nell’inverno dello stesso anno, ritorna alla rivista con Gennaro Di Napoli e Franco Ricci e lo spettacolo “Una bella trovata” che trova gran successo. Poi, nel 1958, c’è il grande ritorno alle scene dell’ultimo Pulcinella di Napoli, Salvatore De Muto. L’evento è attesissimo da tutta Napoli e Luisella, con Salvietti e Giulia Melidoni, decide di debuttare con lo storico attore con una serie di Pulcinellate, quali la popolare “O munaciello dint’a casa 'e Pulecenella” di Antonio Petito.

Nel 1958, Luisella, sempre con Agostino Salvietti, propone le commedie “A pizzeria 'e Don Andrea”, “Il portafoglio” e, ancora una volta, dell’amato Di Giacomo il dramma “Mese mariano”. Nel 1960, a dispetto dei suoi 75 anni, accetta di prendere parte alla compagnia del teatro stabile “Città di Napoli” che opera al Teatro Mercadante di Napoli. Con Luisella, partecipano alla formazione Gennaro Di Napoli, Maria Fiore, Eduardo Passarelli e altri. Il repertorio proposto è, ancora una volta, quello d’autore, in particolare quello di Salvatore Di Giacomo, nella riproposta di “Mese mariano” nel 1960 e “Il voto” nel 1961.

Luisella Viviani è stata attiva a teatro per tutta la prima metà degli anni ’60, dopodiché si spegne, per un’uremia e scompenso cardiaco, il 9 ottobre 1968 nella sua casa di Posillipo dove viveva con la figlia Jalea, suo genero Franco Simeoni e suo nipote Antonio. Luisella Viviani, nelle sue ultime volontà, chiede di essere sepolta accanto al figlio Raffaele, ucciso dai nazisti a Coo.

 

SMENTITE: Qualcuno mi ha riferito che negli ambienti amatoriali si dice che Luisella Viviani è stata la prima interprete della canzone “O surdato ‘nnammurato”. Niente di più FALSO, visto che, alla Piedigrotta Gennarelli del 1915, dove è stata presentata la popolare canzone, il cast era formato da Gennaro Pasquariello e Anna Fougez, più un gruppo di danzatrici  e che a cantare lo storico inno è stato Pasquariello (Columbia D 6042), com’è documentato in maniera evidente e chiara sul quotidiano Corriere di Napoli e sul quotidiano Roma (l’asserzione può essere verificata in Biblioteca Nazionale dove sono conservati i due quotidiani).

Per una maggiore chiarezza, si precisa che i Fascicoli di Piedigrotta, dov’erano contenute le musiche delle canzoni presentate in audizione, includevano anche poesie, novelle, raccontini, cronaca rosa e piccole biografie di cantanti e attori. Naturalmente questi cantanti e attori non erano quelli che poi, partecipavano alla Piedigrotta, a meno che lo stesso Fascicolo non recensiva, con un apposito articolo, la manifestazione (e questo non succede nel Fascicolo di Piedigrotta Gennarelli 1915, d'altronde Fascicolo di facile reperibilità nell’ambiente del collezionismo). Per verificare l’affermazione, basta semplicemente confrontare i migliaia di Fascicoli pubblicati tra la fine dell’800 e la seconda metà degli anni ’50 del ‘900 con i cast reali della relativa Piedigrotta. Inoltre, dalla prima edizione del 1914 fino all’ultima del 1936, Luisella Viviani non ha MAI partecipato alla Piedigrotta Gennarelli, al contrario di Raffaele Viviani, presente all’edizione del 1925 ed a quella del 1930.

A lato la copiella originale del 1915 di

"O surdato 'nnammurato" con la foto di

Gennaro Pasquariello

 

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