Storia del Teatro e della Canzone Napoletana

di ANTONIO SCIOTTI

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IL TEATRO NAPOLETANO: "FILOMENA SCHISANO in arte UOCCHIE CUNSACRATE"

 

UOCCHIE CUNSACRATE, dramma in 1 atto di Roberto Bracco (1916)

 

DI ANTONIO SCIOTTI

 

   

 

“Uocchie cunsacrate” (Occhi consacrati), atto unico di Roberto Bracco, è stato portato su carta durante il periodo della prima guerra mondiale e, ai tristi casi di ogni guerra, si riporta con misurato senso di pudore e di rispetto.

Il dramma si svolge in una taverna dei sobborghi dove, tranne un onesto mendicante e una sfortunata mogliettina, classico angelo del focolare, è frequentata da personaggi crudi, malavitosi e sgradevoli

Filomena Schisano, bellissima e tremenda padrona di un'osteria frequentata, per lo più, da personaggi guitti, ha subito, in gioventù, il violento amore di Ferdinando Anfrosino, un dongiovanni del quartiere, dagli occhi grigi particolarmente belli. Dopo l’abbandono di costui, Filomena ha alimentato rancori e odi contro di tutto e tutti e, in particolar modo, contro gli uomini, seminando intorno a se solo male. Per questo motivo, è particolarmente cattiva nei confronti dei suoi amanti, in particolare con Luigi Pagliuca, sottratto in maniera abbastanza crudele alla moglie. La Schisano, con l’arma del suo fascino, circuisce Luigi, facendone diventare di costui un poco di buono, un pervertito e un succube, in poche parole un vero rottame umano. Egli personifica la vendetta umana di Filomena. Pagliuca conosce la tormentata storia d’amore di Filomena con Anfrosino e, nella sua disperazione e nel suo veloce abbruttimento, sogna di poter incontrare un giorno Anfrosino per sfogare la sua rabbia e il suo risentimento. Il dramma si svolge in una triste sera di incessante pioggia quando nell’osteria arriva Concetta, disperata moglie di Pagliuca che tenta, senza riuscirci, di trascinare suo marito a casa. All’andata via di Concetta segue una furibonda scenata tra Luigi e Filomena, dopodiché arriva la drastica e disperata decisione di Luigi: quella di ritornare  a casa dalla moglie. Ma, ad un certo punto, un garzone fa sapere alla Schisano che Ferdinando Anfrosino e ritornato e vuole parlarle: l’attende nel vicoletto. Pagliuca, alla notizia, gli corre incontro e dopo qualche minuto di silenzio, durante i quali Filomena è colta dalla disperazione, entra nell’osteria soltanto Ferdinando Anfrosino. Non si è  consumato nessun delitto e non c’è stata nessuna lotta con Pagliuca perché Anfrosino, l’uomo dagli occhi belli, è completamente cieco: al fronte, durante uno scontro bellico, è stato atrocemente ferito agli occhi. Anfrosino è tornato all’osteria per chiedere perdono e misericordia alla donna del peccato, quella donna alla quale ha causato solo dolore. Perdono per il suo delitto di seduttore e misericordia per la sua eroica sventura. La purezza del cieco purifica, come un intervento divino, le anime dannate che le sono intorno. Il cuore prende il sopravvento e Filomena Schisano, spogliandosi dei suoi peccati, si abbandona tra le braccia del suo unico ed eterno amore.

Il dramma “Uocchie consacrate” porta in scena cinque personaggi: Filomena Schisano (padrona dell’osteria), Ferdinando Anfrosino (seduttore), Luigi Pagliuca (amante e pervertito amante della Schisano), Concetta (moglie di Pagliuca), Giovanni (mendicante).

Il dramma è portato in scena, nel 1916, dalla compagnia di Ernesto Murolo con Mariella Gioia nel ruolo di Filomena Schisano e Alfredo Crispo in quello di Luigi Pagliuca. Segue l’intensa e drammatica interpretazione di Luisella Viviani nel 1943 con la compagnia di Raffaele Di Napoli (Luigi Pagliuca) e Amedeo Girard (Ferdinando Anfrosini) e quella del 1945 di Giulia Melidoni con la compagnia di Enrico Glori (Luigi Pagliuca) e Corrado Annicelli (Anfrosini).

 

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